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In questa sala si affrontano tre concezioni della bellezza diverse per epoca e per ispirazione poetica.
In Caravaggio la bellezza è strumento per giungere alla verità del desiderio di redenzione dal peccato per mezzo del pentimento. In Canova mira a trascendere i caratteri individuali in forme ideali assolute. Infine Bacon riversa nella bellezza l’ansia di trattenere traccia dell’esperienza esistenziale.
La soddisfazione estetica è raggiunta, in tutti i casi, procedendo dalla sensazione psichica di carnalità del corpo femminile.

Francis Bacon - Studi dal corpo umano
Bacon illustra il senso del Tempo in pittura attraverso corpi ginnici che sono, prima che figure, sorgenti di movimento. M’interessa la durata. Si potrebbe ottenere un’immagine meravigliosa da una materia che scomparirà in poche ore, ma la potenza dell’immagine è legata a quanto potrà durare. È naturale: più un’immagine accumula sensazioni, più dura.
Per ottenere effetti di tempo l’artista ricorre allo scarto dimensionale, inserisce atleti deformi fra le campiture di uno spazio esterno bloccato da tre pannelli scuri che filtrano appena un ricordo di luce naturale. La scena si svolge su un prato cancellato, avendo Bacon sempre cura di togliere al paesaggio l’aria da paesaggio, per sottrargli l’effetto consolatorio.
I suoi “personaggi in crisi totale” non interagiscono ma sono condannati a dibattersi separatamente entro il loro limite individuale, accomunati solo dal bisogno di profondità: la figura centrale è colta in una posa costrittiva vibrante di malessere, la bocca digrignata; la figura androgina disturba per la plasticità del seno che contrasta con il volto segnato da uomo adulto, evidenziato spietatamente dal cerchio-lente, una delle “trappole” baconiane; la figura atletica di sinistra dovrebbe dettare il ritmo con la sua torsione manierista ma appare imprigionata entro un finto specchio, la trappola per eccellenza.
La materia pittorica è corposa, con zone a grisaille di polvere, e sotto la testa della figura straziata troviamo anche lacerti dei Preludi dell’amato Eliot citato in un’esplosione di caratteri tipografici.

Caravaggio - Maddalena Penitente
Non sono del tutto chiare le circostanze della committenza e dell’esecuzione dell’opera, verosimilmente eseguita per il cardinale Alessandro Vittrice e ricordata nel 1657 dallo Scannelli nella villa Pamphilj di Belrespiro, da cui è passata nella collezione della nobile famiglia ospitata nel palazzo in via del Corso.
Caravaggio rappresenta la Maddalena in un’ampia veste damascata, disposta di scorcio nella parte inferiore del dipinto, dove viene raffigurata anche la “natura morta” degli oggetti secolari di cui essa si è spogliata, attributo che ne rivela la peccaminosa condotta del passato e ne chiarifica il sentimento di contrizione. Come spesso avviene in Caravaggio, la peccatrice è rappresentata entro un ambiente cupo in cui penetra un raggio di luce dal valore salvifico che, scendendo sulla figura pentita, la redime. La costruzione spaziale della Maddalena, il taglio diagonale della luce che modula la monocromia del fondo, la forza cromatica dei particolari (dal rosso rame dei capelli all’oro ambrato della caraffa), dimostrano come il giovane Caravaggio andasse compiendo in questa fase osservazioni di tipo prospettico e luministico, che culmineranno negli esiti raggiunti nella Cappella Contarelli in San Luigi de’ Francesi. Il dipinto può trovare dunque opportuna collocazione in un momento circoscrivibile attorno al 1595-1597, in una fase prossima al Riposo nella fuga in Egitto della stessa collezione Pamphilj, opera cui la accomunano componenti tecniche e stilistiche.